Esistono i Marziani? Si! Anche a Verona. Ma che rimanga tra noi...
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Nome: Urbano Sunshine
Questo è il paradiso dove vorrei vivere ogni giorno. Quello blu è il mio ufficio!
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Via della viola, ci sarà un perchè?
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Mi chi ser tontu
(rubrica dedicata alla scienza infusa e diffusa)
Neanche al terzo tentativo Renzo Bossi è riuscito a superare l'esame di maturità. Il secondogenito del leader leghista ha ottenuto "esito negativo" anche alla prova orale-bis.
La bocciatura, seguita alla ripetizione dell'esame che ebbe già esito negativo in luglio, è stata formalizzata nell'albo del Collegio Arcivescovile Bentivoglio di Tradate (Varase) dove Bossi junior venerdì mattina aveva ripetuto da privatista la parte orale della maturità. L'interessato non si è presentato di persona a guardare il tabellone (che peraltro conteneva solo il suo nome). A quanto pare la scuola ha avvisato telefonicamente la famiglia.
Giampaolo sorridi!
(rubrica dedicata alla passione per il Cagliari Calcio)

CAGLIARI - SAMPDORIA 1-0, Jeda Capucho
il grande Cagliari vince ancora una volta per 1-0. Ho seguito la partita alla radio quindi le emozioni sono solo immaginate e poi vissute.
Siamo a 17 punti, nel segmento premium della parte destra della classifica. L'aria tra noi e le tre che completano la classifica è di 4 punti. Si può respirare.
Mi colpisce la nostra capacità di tenere il risultato. E' la piacevole novità della gestione Allegri. Soffriamo e arriviamo al fischio finale con i tre punti.
Jeda è già a quota 4 goal. E' il nostro secondo realizzatore e, mi auguro, sarà l'anno della sua consacrazione in serie A. Dopo tanti pellegrinaggi, ha trovato la squadra che lo valorizza.
La prossima partita è contro il Palermo dell'ex Ballardini. Sarà impegnativa. Ci arriviamo ricchi di entusiasmo e consapevolezza dei nostri mezzi. Tutto è possibile!
Hanno la faccia come il culo
(rubrica che si è rotta di questi parolai a scrocco degli altri)
Nuovo esame di maturità per Bossi jr. Renzo Bossi, figlio del leader della Lega Umberto, ha ripetuto venerdì mattina l'esame orale di maturità scientifica al Collegio arcivescovile Bentivoglio di Tradate, nel Varesotto. Prova da privatista per il ragazzo dopo la bocciatura dello scorso luglio (la seconda per lui) e il conseguente ricorso della famiglia al Tar.
INUTILE LA PRONUNCIA DEL TAR - Non è tuttavia servita la pronuncia del Tribunale amministrativo per ripetere la prova, perché la commissione esaminatrice è stata riconvocata nel frattempo alla presenza di un ispettore del ministro dell'Istruzione e ha deciso di far ripetere l'orale al ragazzo, che aveva contestato di essere stato interrogato la scorsa volta su parti del programma che non erano state affrontate nel corso dell'anno scolastico.
la prossima volta che qualche leghista parla di essere contro Roma, contro le poltrone, contro i favoritismi e tutta quella retorica populista, sarà utile ricordargli la vicenda di Renzo Bossi.
E' tutto Vero.
(rubrica che innalza, clamorosamente, il livello culturale del blog)
Quasi quasi ci vado...
(rubrica di avvicinamento alla Sardegna)
Nuoro e provincia offrono varie opportunità per investire bene la serata di questo sabato ventoso (in bidda) e assolato (a Caselle).
Io scelgo Grandi Pastelli tutta la vita...
ORGOSOLO. Concerto di Marras
Il cantautore Piero Marras terrà stasera alle 21 un concerto nell’auditorum comunale di Orgosolo.
NUORO. Viaggi letterari
L’associazione culturale “I segni delle radici” comunica che i “Viaggi letterari nel cimitero di Nuoro” avranno luogo oggi alle ore 15 e domani alle ore 11. Gli interessati potranno presentarsi direttamente alla chiesa della Solitudine.
NUORO. Appuntamenti
Oggi, al circolo Sardigna, in via Maddalena 12, si terrà una serata musicale con la rock-blues band «Bluemotion», dalle 21 in poi.
Al Killtime Liv’n’DiscoClub
ospiti sul palco livele due showgirl e cantanti Mady e Roby Usai, vincitrice del Sanremo giovani. Al termine, fase disco con le migliori selezioni dance e revival house dei Dj Resident Giovanni Campus e Maurino Fontana.
NUORO. Mostra di pittura
Promossa da «La Move in art» è in corso al Bar Majore, nel corso Garibaldi, la mostra di pittura di Gigi Cau, che potrà essere visitata per tutto il prossimo mese.
SINISCOLA. Fedales 1978
Ultima chiamata per i fedales del 1978 in vista del pranzo che, il 30 novembre, riunirà la Leva in una giornata di divertimento. Lunedì 24 alle ore 20.30, i promotori dell’iniziativa raccoglieranno tutte le quote di adesione nel bar”B-side” di via Matteotti.
Aveva ragione lui
(rubrica di giustizia sociale e sportiva. Per scherzo. Sia chiaro!)
Chiunque lavori nella scuola sa che il processo di integrazione dei figli degli immigrati che arrivano nel nostro paese è un evento che si è gia’ compiuto, la realtà è molto più avanti di come la immagina il Governo di questo paese. Per il resto questi «provvedimenti» hanno solo un significato politico, non hanno nessuna ragione sul piano didattico e nessuna necessità se non quella di marcare il territorio, di segnalare l’estraneità di questi studenti che non hanno il «dono» dell’italianità o ancora meglio della padanità. Chiunque abbia insegnato sa bene come stanno le cose, spesso gli studenti extracomunitari sono i più motivati, hanno voglia di imparare, sono i più educati, hanno meno sovrastrutture rispetto agli allievi italiani, soprattutto a quelli delle fasce più deboli ma non solo, ormai condizionati. per non dire irrimediabilmnte rovinati, dai modelli proposti dalle tv commerciali o pubbliche (ormai è la stessa cosa) che relegano la cultura, quando va bene, nei palinsesti notturni e si nutrono di modelli desolanti: dalle isole dei famosi, alle talpe, alle fattorie, agli amici della De Filippi, i talk show rissosi e vacui, i processi stile «Porta a Porta», i modelli di violenza proposti dal calcio, la visione del mondo edulcorata proposta dalla pubblicità, il siparietto variettistico della politica. Contro questi modelli devono lottare nella loro solitudine, nel loro avamposto, ogni giorno, ogni anno, davanti al «Deserto dei Tartari» gli insegnati, i maestri italiani, lasciati soli, trattati come travet di un ministero cechoviano, confusi dalle «riforme» che intendono migliorare la didattica con trentacinque studenti per classe, che chiuderanno le porte per almeno dieci anni all’ingresso di nuovi insegnati giovani e motivati costretti a un perenne e umiliante precariato. Intanto che gli stranieri rimangano stranieri, che il confine, lo steccato sia sempre più alto, che mangino brioches, che imparino l’italiano, che imparino le regole ferree e spietate di questa «nuova scuola» che riporta indietro l’orologio agli anni Venti.
Orgoglio Sardo (speciale "deo so Sardu finzas chi soe innoche in contiente")
(rubrica dedicata a tutto quello che rende la nostra isola speciale. Anzi, unica!)
In genere la «Sardegna nel cuore» è solo un luogo comune, poi un giorno bussa all’ospedale di Olbia una giovane famiglia piemontese che nell’isola ha deciso di far nascere e crescere i propri figli, affrontando spese e sacrifici che un operaio normalmente non può permettersi. Una coppia di origine sarda, certo, ma pur sempre ragazzi pronti a piantar tutto per seguire l’irresistibile profumo della terra e del mare. Il richiamo del cuore. E coronare il sogno più grande dell’Emigrato: ritornare a casa.
Davide e Daniela Bazzu, marito e moglie, 29 anni lui e uno di meno lei, vivono a Vinovo, hinterland di Torino, dove lui lavora come operaio. Sono figli di emigrati di lungo corso e da tempo hanno deciso di far nascere a Olbia i loro pargoli inaugurando un curioso filone di pendolarismo. Da una parte casa e lavoro all’ombra della Mole, dall’altra il reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Olbia. Insomma, dalle tute blu ai camici bianchi.
Il primogenito Marco era nato nel dicembre 2005 (il penultimo olbiese venuto alla luce in quell’anno, riportano le cronache). Il secondo figlio, questa volta una splendida bambina di nome Aurora Rosa, è nato giusto domenica scorsa, sempre nel reparto di ostetricia dell’ospedale Giovanni Paolo II.
A tanto persistente amore per la Sardegna naturalmente non è estranea l’origine gallurese della famiglia Bazzu. Davide è nato in Piemonte, figlio però di emigrati partiti tanti anni fa da «Sa Castanza», piccolo agglomerato agricolo nelle campagne alle porte di Olbia. Cercava un lavoro sicuro e a Torino aveva trovato aperti i cancelli dello stabilimento Fiat. Una vita da operaio, con il progetto più «balente» che c’è: riportare tutta la famiglia a casa, in Gallura. In fondo il sogno nel cassetto di tanti emigrati. E Bazzu senior c’è pure quasi riuscito perché all’appello ormai manca soltanto l’ultimo figlio, Davide appunto, che però ha già la valigia pronta. Una volta per tutte.
«Amiamo la Sardegna - racconta il giovane, felice soprattutto per essere appena diventato nuovamente papà - per questo abbiamo deciso di far nascere qui i nostri due figli. E per questo ora vogliamo trasferirci definitivamente. È una scelta dettata dal cuore, che val bene i sacrifici che comunque affrontiamo. Ad esempio, per la prima e per la seconda maternità mia moglie è rimasta a Olbia mentre io viaggiavo continuamente per andare a lavorare a Torino. Sono un operaio e non guadagno tanti soldi, quindi anche questi continui spostamenti pesano. Meno male, almeno, che quando siamo qui in Gallura, c’è la casa di famiglia a Sa Castanza, altrimenti sarebbero state altre spese, forse insostenibili».
Una scelta tira l’altra e all’orizzonte adesso c’è un trasferimento definitivo. Forse la stagione del pendolarismo per amore è finita. «Sto cercando un lavoro in Gallura - continua Davide - le possibilità sono poche, ma anche a casa mia, a Vinovo, le fabbriche stanno chiudendo. Contariamente a quanto si pensa, forse oggi ci sono qui maggiori opportunità che altrove. In ogni caso noi abbiamo deciso: la nostra casa è qui».
Va dove ti porta il cuore, allora. E la famiglia Bazzu completa il ciclo dell’emigrazione perfetta. Si parte, si lavora e un giorno si torna tutti a casa. Per sempre. Come se una nuova vita cominciasse esattamente dove sembrava fosse finita l’altra.
tratto da La Nuova Sardegna di Sabato 22 Novembre 08
Letture di alto livello
(rubrica che innalza, clamorosamente, il livello culturale del blog)
| Ecco alcuni stralci del diario delle giornate trascorse da Vasco Rossi in Sardegna, dal 25 al 28 settembre del 1983, tratti dal libro di Massimo Poggini «Vasco Rossi-Vita spericolata» 25 Settembre (prima serata in Sardegna a Sassari). «9000 paganti e quasi altrettanti entrati senza biglietto. Circa 15.000 persone: un record assoluto! È pazzesco! Naturalmente una grande soddisfazione personale, per me! Enorme! Ma dentro... uno strano vuoto...Felicità, certo, tanta credo. Voglia di lavorare, sì!... Di suonare, di scrivere... 26 Settembre «Seconda tappa sarda: questa sera siamo a Olbia. Chissà come andrà? si prevede che ci sarà molta gente. Perchè?, chiedo. Mi dicono (il portiere dell’albergo) che Finardi ha fatto uno spettacolo non eccezionale...quindi “vedrà stasera quanta gente!”. Io non capisco, cosa c’entra, penso. Perchè?!? Lo guardo.... lui ammicca... io abbozzo un sorriso e me ne vado....» 27 Settembre «La Sardegna è veramente fantastica! Altro che Sicilia: Non c’è paragone. Sarà forse il periodo, la stagione non so, ma si sta da Dio! Non ho dormito ma sto molto bene... Ieri sera nonostante la mia paranoia pazzesca, prima, è stato grande: la gente è rimasta un casino di tempo a chiamare, dopo il terzo bis. Era fantastico! C’era un vento forte, i capelli all’aria sembrava di essere in un film! 28 Settembre «A Cagliari! UNO SBALLO, un concerto che ricorderemo certo! A parte il Palasport strapieno! Centinaia di rimasti fuori che hanno sfondato tutti!!! La gente che...splendida giornata si è alzata tutta e battendo le mani si è messa a ballare e cantare!.... Ma che “sballo” la gente! Sembrano di un altro mondo: sconvolti, tutti fuori di testa! Fantastici questi cagliaritani! Altro che pecore, pastori o “Padri padroni” come nelle cartoline o nei film... Questi sono più metropolitani di noi! Non hanno “solo” cantato Vita spericolata, me l’hanno quasi “strappata di bocca”! Non erano più “loro che cantavano con me”, ero “io che cantavo con loro”. FANTASTICO!» |
Belle Notizie
(rubrica dedicata agli eventi positivi che è bello condividere)
Il piattino «di cortesia» raccogli-spiccioli all’ingresso delle toilette nelle aree di servizio delle autostradale, in genere guardato a vista dall’addetta alle pulizie, diverrà solo un ricordo tra poco più di un mese. «A gennaio prossimo sarà categoricamente vietato il piattino nell’antibagno delle aree di servizio. Se avremo segnalazioni del suo perdurare, rescinderemo immediatamente il contratto con il gestore», ha annunciato l’amministratore delegato di Atlantia, Giovanni Castellucci, durante un’audizione alla Camera. Il livello di pulizia dei servizi nelle aree di servizio «è una nostra priorità, stiamo lavorando affinche’ sia diffuso uno standard uniforme» ha detto Castellucci. Verranno effettuate ispezioni e «un sms avvertirà il responsabile del servizio o il sottoscritto in caso di segnalazioni di disservizi» ha aggiunto l’ad di Atlantia, che controlla Autostrade per l’Italia.
Orgoglio Sardo (speciale divulgazione Lingua Sarda)
(rubrica dedicata a tutto quello che rende la nostra isola speciale. Anzi, unica!)
Dovrebbe esserci di diritto Cheikh Tidiane Diagne fra gli invitati alla «Cunferentzia regionale de sa limba sarda», che dal 28 al 30 novembre riunirà a Macomer alcuni tra i maggiori esperti europei di lingue minoritarie. Se venisse chiamato a dire la sua, in quel simposio che vuol fare il punto sullo stato dell’arte della lingua sarda, la sua tutela e la sua diffusione, questo signore senegalese di mezz’età, di professione libraio, premio Maria Carta 2007 per l’impegno a favore della cultura dell’isola, potrebbe spiegare perché tra i suoi best seller non conosce cedimenti «Sa Mundana Cummedia» di Salvatore Poddighe o «Su Bandidori» di Efisio Luigi Melis. O perché alla festa di San Francesco a Lula i libri di Peppino Mereu vanno via come il pane, mentre a San Cosimo a Mamoiada non si riesce a vendere una copia di «Sa Gerusalemme vittoriosa» di Melchiorre Dore. Perché Diagne (tutti a Nuoro, sua città d’adozione da ormai quindici anni, lo conoscono e lo chiamano con il solo cognome) ha fatto della tutela della letteratura in limba una vocazione e una professione. Raccogliendo il testimone, poco prima della morte, da un’altra particolarissima figura di libraio, o meglio di editore, forse il più piccolo editore al mondo. Si chiamava Antoni Cuccu, e per oltre cinquant’anni aveva battuto la Sardegna da un capo all’altro vendendo di sagra in sagra, o nelle città, davanti agli ospedali o ai tribunali, libri scritti in sardo e trascrizioni di gare poetiche altrimenti destinate al dimenticatoio. Libri che egli stesso pubblicava.
Due destini che si incrociano nel segno di una passione comune, quelli di tziu Cuccu e di Diagne, che due registi nuoresi hanno pensato bene di raccontare in un documentario dove già il titolo, «La valigia di Tidiane Cuccu», descrive la continuità tra i percorsi di due uomini pur diversissimi tra loro. Presentato con successo quest’anno alla rassegna biennale del cinema etnografico di Nuoro curata dall’Isre, dove forse avrebbe meritato un miglior piazzamento, il film di Sanna e Siotto è stato poi tra i vincitori del concorso della regione sarda «Il cinema racconta il lavoro». In questi giorni è presente, unica opera italiana, al festival del cinema etnografico di Rio de Janeiro. «La valigia di Tidiane Cuccu» esce ora in un dvd di 28 minuti che sarà reperibile nelle librerie e nelle biblioteche.
Il film vuol essere soprattutto un tributo alla memoria di Antoni Cuccu, questo straordinario viandante dei libri scomparso nel 2003 all’età di 82 anni. Cuccu, nato a San Vito, non era un accademico, probabilmente non aveva neppure concluso le scuole elementari, ma ha dato un contributo fondamentale alla divulgazione della letteratura popolare sarda. Nel documentario di di Sanna e Siotto questo dato emerge chiaramente in alcune interviste, accanto a spezzoni di tv locali che raccolgono brevi dichiarazioni di questo libraio errante, frammenti utilizzati per far colore nei servizi sull’Ardia di Sedilo o la Sagra di San Francesco a Lula.
Tziu Cuccu lo trovavi con il suo banchetto di libri all’angolo di vie percorse da passanti frettolosi, nel centro di Cagliari, Nuoro o Oristano. Ma per lui un appuntamento fisso erano le principali feste paesane, soprattutto quelle della Barbagia. Arrivava con la sua Panda Fiat, che negli ultimi anni aveva sostituito la prima Bianchina, che era anche la sua casa. Apriva una vecchia valigia di cartone e sbucavano libriccini di tutti i colori, rossi, gialli, blu. Spesso, infatti, erano stampati sulla carta colorata che allora si usava per i volantini pubblicitari. Una scelta dettata da ragioni di risparmio, o forse affinché quei libri esposti al sole e alla polvere delle sagre non ingiallissero troppo in fretta. Salvo scoprire che il suo magari era un vezzo di editore. Del più piccolo editore al mondo, probabilmente. «Il guadagno non è tanto - diceva - ma non è un problema. Quello che mi interessa è salvare la lingua sarda».
Pochi mesi dopo la morte, il caffé letterario Trittico Ironico a Nuoro gli dedicò un omaggio, ospitando una mostra di dieci fotografi (da Salvatore Ligios a Antonio Mannu, da Gian Carlo Deidda a Franco Stefano Ruiu) che lo avevano ritratto in vari momenti della sua attività. Mancava, in quella mostra, una straordinaria foto del maestro neorealista Pablo Volta, scattata a Orgosolo nel 1956. Dove, accanto alla valigia dei libri di tziu Antoni, compare una donna vestita di nero, composta nel suo dolore, testimonial dell’ultima uscita delle edizioni Cuccu. Titolo: «Canzone sarda composta per la grande sventura di Falconi Bachisio fu Giovanni da Fonni». Autore: Falconi Bachisio fu Giovanni da Fonni medesimo, marito della donna e allora in carcere, che ribatteva in poesia alle gravi accuse per le quali era stato condannato. Un raro caso di controinformazione in rima.
Nel bel film di Sanna e Siotto, Diagne racconta come avvenne l’incontro con tziu Cuccu. «Fu la prima persona che conobbi al mio arrivo alla stazione di Nuoro. Gli chiesi se sapeva dove si riunivano i miei connazionali, lui mi prese per un braccio e mi ci portò. Da lì nacque la nostra amicizia». Non sappiamo se sia davvero andata così, o sia un’esigenza di copione, in una storia che è comunque straordinaria e sembra scritta proprio per un film. Un giovane africano laureato in economia che arriva in Italia ma non si rassegna a un percorso obbligato, quello del «vu cumprà». Scopre la Sardegna, ne impara la lingua e comincia a vendere libri che tramandano una cultura che sino a pochi decenni prima era soltanto orale. Come quella dei Griot, i cantastorie del Senegal, ci dice Diagne, anche se lì uno come tziu Cuccu, che si sia preso la briga di trascriverne i racconti, ancora non c’è.
Paolo Merlini per La Nuova Sardegna di Giovedì 20 Novembre 2008
Belle Notizie
(rubrica dedicata agli eventi positivi che è bello condividere)
La vittima più illustre delle ruspe regionali è stato il ministro democristiano Antonio Gava, scomparso di recente, che negli anni’80 si era visto demolire la villa in Gallura perché abusiva. Dopo questo iniziale clamore, però, il Servizio di vigilanza, istituito dall’allora assessore all’Urbanistica Luigi Cogodi (Pci, ora Prc), aveva funzionato poco e male sino a quasi scomparire del tutto. Tanto che nell’attuale legge Urbanistica all’esame del Consiglio regionale non era stato neppure previsto.
Ieri su iniziativa del Prc, capogruppo Luciano Uras, vecchio collaboratore di Cogodi, l’assemblea regionale è corso ai ripari restituendo al Servizio di vigilanza il compito, appunto, di vigilare sugli abusi edilizi nel territorio.
Vediamo cosa prevede la norma. Acquisiti elementi, il Servizio dovrà interpellare il Comune, che a sua volta avrà trenta giorni di tempo per rispondere. In caso di irregolarità, riscontrabili anche con successive verifiche sul campo, la Regione intima al Comune di applicare quanto disposto dalle norme sulle demolizioni. Se il sindaco non provvede, l’assessore regionale all’Urbanistica informa la giunta regionale, che è obbligata a far scattare i poteri sostitutivi. Se il caso è da demolizione, è la stessa Regione a far mettere in moto la ruspa. Le spese sono a carico del Comune, che può rivalersi sul privato.
La competenza sugli accertamenti di carattere penale restano al Corpo forestale regionale.
tratto da La Nuova Sardegna di Giovedì 18 Luglio 2008
Letture di alto livello
(rubrica che innalza, clamorosamente, il livello culturale del blog)
Nel perseguimento dell'efficienza, le aziende hanno eliminato numerose sacche di improduttività. Nessuno può contestare l'obiettivo di diminuire le scorte, ridurre il capitale circolante e mettere sotto controllo le spese generali. Ma il problema è che se si eliminano tutte le attività improduttive in senso lato, si elimina anche l'innovazione, L'innovazione ha bisogno di tempo, tempo per sognare, tempo per riflettere, tempo per apprendere, tempo per inventare e tempo per sperimentare. E tempo per lasciar vagare la mente, quella mezz'ora in cui potete allungare i piedi sulla scrivania e guardare fuori dalla finestra. Come scriveva Pekka Himanen sel suo affettuoso tributo agli hacker, " ... la fonte principale di produttività nell'economia dell'informazione è la creatività; e non si possono creare cose interessanti dove tutto è urgente o dove vige una routine prescrittiva dalle nove alle cinque".
Gary Hamel - il futuro del management
Isu bette ridere
(rubrica su tutto quello che mi fa ridere)
Orgoglio Sardo (speciale c'eravamo tanto amati in Sardegna)
(rubrica dedicata a tutto quello che rende la nostra isola speciale. Anzi, unica!)
Manuale d’amore: regola numero 1. Distinguere i patrimoni. Per essere più chiari, i beni acquisiti dopo il matrimonio, perchè quelli precedenti al «sì» lo sono già. Chè forse, in caso di divorzio, qualche discussione si evita. Questo per lo meno è quanto gli italiani fanno sei volte su dieci. Tutti tranne i sardi avvinghiati al regime della comunione dei beni con il 53,5% delle preferenze. Una sorpresa dal momento che nelle statistiche, le scelte trovano l’isola sempre in pole position con le regioni più evolute. Ma se c’è di mezzo l’amore no.
Può anche darsi che dove tira il maestrale il sentimento sia tanto forte da prevalere sulla ragione. Secondo l’Istat quindi il 60% dei coniugi italiani sceglie la via della netta distinzione dei patrimoni. Con l’eccezione dell’isola. «Un dato del genere può significare mancanza di consapevolezza - spiega a caldo l’avvocato Antonio Mereu che nel suo studio di Sassari si trova quotidianamente ad affrontare anche problemi legati alla spartizione dei beni delle coppie sulla via del divorzio - e contrasta con il dato che vede i sardi, per natura, individualisti».
Ma va oltre e ipotizza una lettura sociologica del fenomeno: «In genere, chi opta per la seprazione dei beni ha un buon grado culturale oppure interessi patrimoniali e la scelta aderisce alla necessità. Per le coppie che si trovano in sostanziale parità, optare per la divisione evidentemente non trova motivo di esistere». E dal momento che il reddito pro capite dei sardi è tra i più bassi a livello nazionale, attestandosi sui 14,577 euro (osservatorio Findomestic), è una lettura più che credibile.
tratto da La Nuova Sardegna di Martedì 18 Novembre 2008
Aspettando il mare...
(rubrica che solo pochi possono capire)
Fine settimana da far west a Orgosolo: nella notte tra sabato e domenica un nuovo raid vandalico ha devastato parti del caseggiato della scuola media e dell’asilo nido comunale, e infine gli spogliatoi del campetto di softball. I teppisti sono entrati in azione dopo la mezzanotte: nel caseggiato della scuola media hanno anche prelevato 500 litri di gasolio.
All’asilo nido comunale danneggiamenti ovunque: la centralina di allarme esterna è stata rotta, così come la vetrata del salone giochi sostituita solo qualche settimana prima, divelta e rubata infine la sbarra scorrevole dell’inferriata di una finestra del salone.
Pesanti anche i danni agli spogliatoi del campetto di softball, nel quale sono state abbattute le porte esterne, asportata parte della pavimentazione e rubata la centralina dell’impianto di irrigazione. Una vera e propria dichiarazione di guerra contro le scuole e i campi da gioco che la notte rimangono incustoditi.
tratto da La Nuova Sardegna di Martedì 18 Novembre 2008
Aspettando il mare...
(rubrica che solo pochi possono capire)
Aveva ragione lui
(rubrica di giustizia sociale e sportiva. Per scherzo. Sia chiaro!)
Il quiz classico propone un sapere specialistico: lo spettatore, per divertirsi, deve condividere la passione del concorrente. Mike chiedeva il nome della profetessa di uno dei più famosi carmi del libro dei Giudici (Debora); Gerry Scotti chiede chi è il Marcello azzurro (Lippi). Se in uno dei tanti quiz che vanno ora in onda venissero riproposte le domande di "Lascia o raddoppia?" ben pochi concorrenti riuscirebbero a superare il primo turno. Il motivo è semplice: erano domande per esperti e presupponevamo una competenza specifica. Non erano per tutti, cioè generaliste: erano riservate ai pochi eroi che sarebbero diventati personaggi televisivi solo a prezzo di sforzi straordinari. Il neoquiz, invece, è basato sulla cosiddetta cultura generale, su quel bagaglio di nozioni che la scuola dell' obbligo e più di cinquant'anni di tv dovrebbero ormai aver inoculato in ogni spettatore. Il neoquiz, inoltre, nasce prevedendo la collaborazione della sorte. Ed è proprio la fortuna o l'aiuto esterno (il terrificante "aiutino") o comunque la possibilità limitata di risposte (multiple-choice test) che ne sanciscono il senso ultimo: ogni spettatore è anche un potenziale concorrente.
Aldo Grasso sul Corriere.
Hanno la faccia come il culo
(rubrica che si è rotta di questi parolai a scrocco degli altri)
«Non ho mai ideato, non ho mai avuto la consapevolezza di aver architettato la grande truffa ai danni dei risparmiatori. Non ho mai pensato che ci fosse una diffusione così estesa di titoli nelle tasche di privati». È questo uno dei passaggi salienti e finali delle dichiarazioni spontanee rese in aula a Milano dall'ex patron di Parmalat, Calisto Tanzi, imputato per aggiotaggio, ostacolo all'attività degli organi di vigilanza e concorso in falso dei revisori.
A volte stare zitti è meglio.
Ci vuole una classifica
(rubrica nata sulla scia della nostalgia per hit parade e i dischi caldi che ascoltavamo da bambini)
Fanalino di coda per la scuola nella classifica 2007 delle retribuzioni medie pro capite tra i lavoratori del Pubblico impiego. Lo rileva la Ragioneria generale dello Stato nell’ultimo conto annuale che mette a confronto l’andamento delle retribuzioni della pubblica amministrazione nel triennio 2005-2007. Con una retribuzione annua di 26.525 euro il personale scolastico è infatti quello con la media 2007 più bassa di tutto il comparto pubblico, settore che vede all’estremo opposto della classifica la magistratura, la cui media svetta con 119.879 euro.
Sotto la media. Il valore medio degli stipendi pubblici dello scorso anno è di 31.594 euro. Si collocano sotto questa soglia i dipendenti delle regioni ed autonomie locali e i ministeriali che guadagnano poco di più dei colleghi della scuola: i primi con una media di 27.185 e i secondi con 27.997 euro, seguiti dai vigili del fuoco (28.025 euro), dagli impiegati delle Regioni speciali e province autonome (31.345).
Sopra la media. A salire dalla media si collocano in basso i lavoratori dei Monopoli di Stato (33.116), delle Agenzie fiscali (35.003), i corpi di Polizia (35.154) e dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (35.779), degli Enti pubblici non economici (36.597), delle Forze Armate (37.005), degli Enti di Ricerca (39.442), dell’Università (42.108) fino ai dipendenti della Presidenza del Consiglio (43.604).
Outsider. In questa fascia si collocano le medie più alte dei funzionari della carriera prefettizia, diplomatica e penitenziaria con medie, rispettivamente, di 79.002, 76.192 e 167.863 euro. Il valore medio delle retribuzioni è cresciuto nel triennio del 6,2%, ma aumenti inferiori si sono avuti per i vigili del fuoco (+3,6%) e nella scuola (+4,0%).
Scuola. Nel dettaglio, i due comparti ai due estremi della classifica vedono per la scuola che il valore medio di 26.525 risulta dalle retribuzioni del personale del comparto con 26.246 euro e dei dirigenti con 59.642 euro.
Magistratura. Il valore medio (119.879) è il risultato delle retribuzioni percepite dalle diverse amministrazioni. I dipendenti più pagati stanno alla Corte dei Conti (161.309), quelli con la media retributiva più bassa nella magistratura ordinaria (114.594). Nel mezzo la magistratura militare (121.701), l’Avvocatura di Stato (145.155) e Consiglio di Stato (158.960).
---
tratto da La Nuova Sardegna di Lunedì 17 Novembre 08
PER COMINCIARE LA SETTIMANA...
Crediamo soltanto a ciò che vediamo.
Perciò, da quando c'è la televisione, crediamo a tutto.
Dieter Hildebrandt
In quali occasioni, questa settimana, siamo disposti ad investire tempo
per verificare l'efficacia del nostro lavoro?
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